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Cappella di S.Antonio (Cà Trimpella)

immagine ingrandita Cappella - Vista Posteriore (apre in nuova finestra) Tra le testimonianze storico-artistiche presenti sul territorio di Grignasco la cappella di S. Antonio (Cà Trimpella), in frazione Negri, è certamente una tra le più importanti come esempio integro di antico edificio devozionale a servizio di una piccola comunità rurale.
Come confermano le vicende costruttive di altre chiese grignaschesi (S. Graziano, S. Maria delle Grazie, S. Rocco) e della zona, cappelle campestri presumibilmente simili a questa rappresentano il nucleo originario degli edifici religiosi attuali, spesso inglobandone ancora tracce leggibili.
La cappella sorge isolata fuori dall'abitato, sul lato destro della strada che dalla frazione risale sino ai piedi della collina di Boia.
E' una piccola costruzione, orientata Est-Ovest, a pianta quadrata (2,50X2,50 m. ca. lo spazio interno della navata), aperta in facciata, coperta con volta ogivale e conclusa da un'absidiola semicircolare con l'altare: una cancellata in ferro battuto ne protegge l'accesso su tre lati.
immagine ingrandita Cappella - Affresco (apre in nuova finestra) Gli affreschi, che rivestono tutto l'interno, la facciata, la parete esterna sinistra e parte della destra, sono di rilevante qualità artistica e rilevano la presenza di almeno due fasi decorative sovrapposte.
Il tema iconografico è rappresentato dalle storie della Vitae della Passione di Cristo a partire dalla Natività nell'abside e l'Adorazione dei Magi sulla parete interna sinistra, cui seguono cronologicamente l'Ultima Cena in basso a destra sulla parete interna, l'Orazione nell'orto sulla parete esterna sinistra, la Salita al Calvario nella zona alta della parete interna destra e la Crocifissione sul Frontespizio dell'arco absidale.
Nella parte inferiore della parete interna sinistra sono inoltre presenti tre campiture con affreschi molto deteriorati in cui si riconosce, al centro, una Resurrezione affiancata, forse, dalla Flagellazione.
Alle scene della Vita di Cristo fanno corona le immagini di Santi della devozione locale come S. Rocco e S. Agata (?) sullo stipite sinistro dell'arco absidale e simmetricamente sullo stipite destro S. Sebastiano ed un Santo che tiene per mano un bambino, S. Genesio sul contrafforte posteriore esterno della parete sinistra e S. Antonio Abate su quello anteriore, le due grandi figure di S. Cristoforo a destra e di un Santo diacono in abito bianco con stola (S. Bernardo d'Aosta?) a sinistra in facciata, S. Grato sul contrafforte anteriore esterno della Parete destra ed infine, inseriti nell'abside, ai lati della scena della Natività, un Santo francescano che regge un'asta con una roncola a sinistra e la Beata Panacea a destra.
immagine ingrandita Cappella - La natività con S.Antonio e la Beata Panacea (apre in nuova finestra) La Martire valsesiana, riconoscibile dalla raggiera di fusi sul capo, è raffigurata in piedi con le mani giunte mentre in alto, su uno sfondo con montagne e prati, pascola un gregge di pecore a fianco di una figura più piccola, forse la matrigna nell'atto di uccidere Panacea.
Si tratta dell'unica testimonianza del culto della "Beata" nota oggi in territorio di Grignasco.
La sua presenza alla Frazione Negri, così lontana dal probabile itinerario grignaschese della traslazione da Quarona a Ghemme che si presume abbia seguito il tracciato dell'antica strada mercantile verso Prato nella pianura dominata dalla Pieve di Bovagliano, indirizza l'attenzione sul particolare legame devozionale dei committenti o comunque degli abitanti della frazione.
La data 1539, sopra l'immagine di S. Genesio, riconduce i dipinti, almeno temporalmente, alla presenza a Grignasco del pittore novarese Angelo de Canta che, nello stesso anno, firma gli affreschi nell'antica pieve di S. Maria in Bovagliano, quattro anni prima del completamento della decorazione di S. Maria delle Grazie commissionata dalla famiglia Durio.
Ma un'altra iscrizione è presente sulla cornice dell'arco absidale e ci testimonia il cognome della famiglia del committente che probabilmente finanziò proprio la fase cinquecentesca degli affreschi.
immagine ingrandita Cappella - Affresco (apre in nuova finestra) Purtroppo la frase è lacunata in corrispondenza dell'anno e del nome proprio ma è ancora abbastanza chiaramente leggibile: "...DE MASAROTO F.F. HOC OPUS ... OCTOBRIS".
Nel Catasto di Alessandro Grasso del 28/9/1556 sono citati, con terreni confinanti tra loro, "Franco Massarotto" e " Antonio Massarotto" quest'ultimo proprietario anche di una "selva al gesiollo", toponimo che potrebbe riferirsi alla cappella ed i due personaggi risultano presenti anche all'assemblea dei capi di casa di Grignasco che il 16/04/1570 approvò il testo degli Ordini della Comunità registrati entrambi come figli di "Zanino de Masserotto".
Ma se i "De Masaroto" o "De Massarotto", oggi Massarotti, hanno lasciato segno tangibile come committenti, toponimo "Cà dei Negri", che individua ancora oggi la frazione, rimanda ad un'altra antica famiglia grignaschese, i Negri appunto, che possono aver avuto un ruolo nelle vicende della cappella di S. Antonio.
In atti settecenteschi è annotato il toponimo "al chiesolo de' Negri" e tra i molti nomi di devoti graffiti sugli affreschi, con date risalenti anche al Seicento, prevale nettamente il cognome Negri e conferma di una continuità di presenza della famiglia e di un legame devozionale particolare. Le prime testimonianze della presenza della "Cappellania" all'altare della Beata Panacea nella parrocchiale di Ghemme citano come titolari del beneficio, nel 1569, il "Presbyterum Johannem Baptistiam de Negris", nel 1590, il "R.D. Caesarem de Negris" e, nel 1594, "Petrus Paulus Niger".
Pur non potendo documentare l'appartenenza di questi personaggi alla stirpe grignaschese, la traccia merita certamente un futuro approfondimento anche in considerazione del fatto che un altro indizio collega la frazione Negri a Ghemme.
Su uno dei muri di un'ala del grande edificio con torretta che caratterizza il nucleo alto della frazione è presente un affresco settecentesco della Crocifissone in cui Maria e Giovanni, ai lati della croce, sono l'esatta copia, in piccolo, delle due grandi figure dipinte dal Peracino all'altare del Crocifisso nella parrocchiale di Ghemme.
Gli spunti di approfondimento della storia della Cappella di S.Antonio sono certamente stimolanti e l'auspicio è che il prezioso patrimonio storico ed artistico che l'edificio rappresenta ed il profondo legame affettivo che lo lega alla gente di Grignasco trovino riscontro anche in un'azione costante di tutela.


Giuseppe Sitzia - Paolo Sitzia


Tratto da:
Periodico "De la Valle Sicida" n 1/1994
Società Valsesiana di Cultura

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